sabato 27 agosto 2016

I librai, indipendenti o meno, e il presunto e-comMostro Amazon

LoreGasp

Ieri mi è capitato sotto agli occhi uno dei numerosi articoli che Il libraio (www.illibraio.it) dedica molto frequentemente alle librerie in giro per il mondo, di nuova apertura, di antica concezione, di bizzarra costruzione. O persino di straordinaria ristrutturazione, come la vecchia stazione ferroviaria in Polonia trasformata in sala di lettura.

Quello che riporto qui, mi ha spinto a scrivere questo post veloce. Il centro è una scrittrice per libri per ragazzi, Judy Blume, che alla verdissima età di 78 anni ha aperto una libreria con il marito, invece di andare a trascorrere la sua pensione in un posto di mare. Ammirevole il suo coraggio e l’approccio giovane e imprenditoriale alla sua età, quando moltissime persone ritengono di poter imboccare il viale del tramonto. L’attività del libraio non è di tutto riposo, come si potrebbe pensare. E lo si vede bene quando parla del rapporto che stabilisce con le persone, che le si rivolgono per consigli, facendole scoprire un’insospettata bravura nell’azzeccarli.

Non è ancora questo, però, che mi ha colpito così tanto.

Sono alcune informazioni, che quasi rischiano di passare inosservate. Nell’articolo, si riporta che, nonostante lo strapotere di Amazon, il numero di librerie indipendenti americane sta continuando a crescere, da diversi anni.  “ - La mia libreria va bene, ma credo sia così anche per molte altre, la gente vuole frequentare luoghi veri -, ha spiegato Blume.” Questo è il vero centro che mi ha attirato e smosso.

I lettori sono creature più sociali di quanto si creda. Per quanto amino stare con i loro libri, hanno poi necessità di condividere il loro amore per quegli oggetti, che siano di carta o di bit telematici. Hanno necessità di recarsi in luoghi fisici, a caccia di titoli, per toccare le copertine, per scoprire autori nuovi, riscoprirne di vecchi, per rendersi conto che il volume ultimo pubblicato del loro autore preferito è davvero lì e raggiungibile.

Certamente, esiste la propria cerchia di amici, dove scambiare titoli, critiche, consigli e sconsigli. Negli ultimi anni, si sono costituite anche comunità intere di book blogger che leggono, recensiscono, consigliano e sconsigliano, creano giochi e scambi di libri online e offline. Ed è tutto meraviglioso.

Tuttavia.

Entrando in una libreria fisica, c’è tutta la gamma di libri cartacei, con le loro copertine allettanti, colorate, belle, brutte, i loro corpi di carta profumati, i “classici” oggetti del desiderio dei lettori.

E poi, c’è il libraio. O la libraia. O i librai. Scegliete voi, non è questione di sesso.

Sotto sotto, ho sempre considerato il libraio una sorta di sacerdote guardiano. Qualcuno di molto saggio, molto colto, attento a prendersi cura di tutti quei pacchetti di fogli così desiderabili, che conosce uno per uno personalmente.

Solitamente, Io tendo a non avvicinarmi troppo al libraio, perché mi sembra di disturbarlo e di distrarlo dalle sue mansioni quotidiane, ma ogni volta che ho avuto bisogno di un consiglio, o di ritrovare un titolo, e ho superato la soggezione, ho scoperto al di sotto del ruolo un essere umano più che felice di rispondere, parlare, consigliare, aiutare e indirizzare nella ricerca. Si risveglia un istinto quasi primordiale di solidarietà da parte del libraio che si vede richiedere un titolo che il lettore smarrito non sa trovare per conto suo. Se si rende conto di non averlo in casa (perché quella E’ casa, non dimentichiamolo), o richiede di poter fare l’ordine o indirizza in altre librerie. Questo è capitato a me, quando non riuscivo a trovare un titolo fuori commercio della Sellerio, Del furore di aver libri. Sì, quello. Dopo aver rintronato almeno una decina di librai di Torino con le mie richieste, una coraggiosa libraia di una delle librerie universitarie del centro, ha accolto la sfida e me l’ha recuperato in tempi brevi, pescandolo da chissà quale dei suoi fornitori più oscuri.

Recentemente, venuta a sapere del campionato dei lettori, (#bookchallenge) mi sono recata nella libreria di Torino che la ospita (la Libreria Il Ponte sulla Dora), e dopo una chiacchierata con il libraio che la presiede, Rocco Pinto, ho accettato un consiglio di lettura che si è rivelato azzeccato per me, L’altra madre. E non sono (ancora) un cliente abituale, per cui non poteva avere la benché minima idea dei miei gusti ed esigenze.

È piacevole e confortante il contatto con un libraio. Perché sa capire ancora meglio di un “compagno” lettore e sa consigliare, quasi a colpo sicuro. Sembra magia, ma è una conoscenza amplificata da anni di letture, studio e vibrazioni di natura che si agganciano con sicurezza ai punti interrogativi che viaggiano sulla testa dei lettori momentaneamente smarriti.

Quando leggo che Amazon fa paura con il suo strapotere, mi viene anche da sorridere. Certo che è un colosso, e moltissime persone acquistano di preferenza ebook, oppure ordinano su Internet. I libri sono pronti per essere scaricati sui dispositivi subito dopo il pagamento, o ti raggiungono a casa direttamente, senza bisogno di uscire. Compro anch’io su Amazon e su altre librerie online. E’ un’indubbia comodità, se ho necessità di avere il libro (quasi sempre necessità si traduce con brama) subito, senza aspettare.


L’indubbia comodità, però, sbiadisce dopo una sola chiacchierata con un libraio, perché, in ogni caso, torno a ribadire, i lettori sono creature altamente sociali. I bit degli e-commerce dedicati non arrivano, con la loro rapidità ed efficienza, ad un tale livello di soddisfazione umana. Nessuno di loro è in grado di prendersi cura delle richieste dei lettori di scambio umano, di essere compresi.

2 commenti:

  1. librai e librerie sempre .... sarà che sono una di loro, ma la puntualità e l'efficienza sul loro lavoro, non sono la soddisfazione che trasmette amazon nel trasferire dei file.
    Si faranno sempre in quattro per reperire al cliente il titolo desiderato.

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  2. E a parlare con lui del libro, se per caso lo conoscono.

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