Non mi dilungherò oltre sulla trama, perché, da questo
momento in poi, si dispiega una catena di azioni e reazioni, che porterà a due
lutti, di cui un suicidio. Ho detto già troppo. Ogni azione e parola dei
personaggi corrisponde ad una reazione emotiva quasi sempre negativa, che
sfocia in una contromossa di perfidia. E non parlo solo degli adulti, presi nei
loro giochi di potere politico, di seduzione o di prevaricazione. Tra i
consiglieri colleghi di Fairbrother, compresi quelli all’opposizione, si
scatena una guerra sotterranea fatta di sorrisi accomodanti, ed estenuanti
strategie elaborate da soli o con altri di cui si cerca disperatamente l’alleanza.
La seduzione coinvolge soprattutto la moglie di Miles Mollison, Samantha, che
tenta di sentirsi nuovamente viva e ventenne, per sfuggire alla prigionia della
vita asfissiante in un posto piccolo e compresso come Pagford. Fallito il
tentativo di attirare l’attenzione del bellissimo marito della dottoressa
Jawanda, Samantha tenta di consolarsi guardando un dvd musicale della figlia
adolescente. La visione distratta viene improvvisamente risvegliata e
calamitata da uno dei componenti della boy-band del momento, un bel giovanotto
palestrato, poco vestito, e prodigo di sguardi languidi.
