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lunedì 14 gennaio 2013

Storia proibita di una geisha – Quando i riti diventano carne.


Quello che mi colpisce delle parole di Mineko, è l’enorme importanza dei simboli, dei gesti, dei riti, che diventano davvero carne, e che sono rispettati profondamente. I rapporti tra le persone non sono molto spontanei: anche quando è bambina, Mineko impara a rivolgersi con rispetto, mortificando i lati più grezzi e subitanei del proprio carattere, per onorare e ringraziare i suoi maestri, e le persone che si occupano dei suoi abiti, del suo vitto, permettendole di esprimere il suo talento di danzatrice. Tutti coloro che vivono nel quartiere di Gion Kobu, vivono e lavorano solo in funzione della propria missione: raggiungere ed esprimere la perfezione. Le domestiche lavano, puliscono e purificano ogni punto della casa, come se ne andasse della propria vita. E quando non svolgono i loro incarichi al massimo, sono travolte dalla vergogna dei criminali. Ogni movimento della geiko e della maiko è fortemente ritualizzato, codificato. Se qualcosa non è sistemato bene, se non viene eseguito con il giusto movimento e la giusta grazia, la stonatura che ne deriva si ripercuote sull’artista, ma anche su chi l’ha aiutata, formata e addestrata.

venerdì 11 gennaio 2013

Storia proibita di una geisha – Un’apparente ironia e una determinazione feroce


 “Credo ci sia una grande ironia nella professione che ho scelto. Una per fetta geiko è sempre sotto i riflettori, mentre io ho trascorso la maggior parte della mia infanzia nascondendomi nel buio di un armadio. Una perfetta geiko fa uso di tutte le arti in suo possesso per soddisfare il suo pubblico, per regalare splendide sensazioni a ogni persona che incontra, mentre io ho sempre preferito attività solitarie. Una perfetta geiko è un elegante salice che si flette al servizio degli altri, mentre io sono sempre stata, per carattere, testarda, incline a contraddire tutti e molto, molto orgogliosa.” (Mineko Iwasaki con Rande Brown, Storia proibita di una geisha, Newton Compton Editori, pag.11) L’ho amata molto, subito. Un carattere indipendente, tignoso, una determinazione d’acciaio e talento da vendere. E questa sfida con se stessa, costante, immutabile, instancabile.  “Mentre una perfetta geiko è una maestra nel creare un’atmosfera di rilassato divertimento, io non amo particolarmente stare in compagnia. Una geiko che brilla non è mai, mai sola e io, invece, ho sempre preferito stare per conto mio.” (ibidem) A prima vista, si potrebbe dire che ha sbagliato mestiere. In realtà, era lei la geiko perfetta perché possedendo il talento artistico necessario e un atteggiamento caratteriale completamente all’opposto, ha saputo unire le due cose lavorando sui propri spigoli, senza fermarsi mai, ma rilanciando ogni volta con forza. Ha sublimato i suoi sforzi in un’espressione artistica unica, elevatissima, superando tutte le sue contraddizioni. “Bizzarro, vero? E’ come se avessi scelto deliberatamente la strada più difficile, quella che mi avrebbe costretto a confrontarmi con i miei limiti e a superarli. Effettivamente, se non fossi entrata nel karyukai penso che sarei diventata una monaca buddista. O chissà, una poliziotta.” (ibidem) In un paragrafo, Mineko fornisce la fotografia della propria essenza. Una vita al servizio dell’arte, che l’ha portata davvero a contrastare e a superare i propri limiti, in una lotta invisibile ma non meno feroce, per quanto combattuta sotto il cerone bianco e la seta voluminosa dei suoi kimono.

giovedì 10 gennaio 2013

Storia proibita di una geisha – Una vita in sfida continua!


Le prime pagine di un libro sono sempre importanti. In questo caso, già dalle prime parole, Mineko fornisce una mappa semplice ma efficace per guidare chi legge le sue parole all’interno della sua personalità, e all’interno di quel mondo etereo ma blindato delle “donne d’arte”, le geiko. Già a partire dalla sua scelta di parlare di sé e del suo mondo, si rivela una rivoluzionaria, una persona abituata ad andare controcorrente.  Il karyukai, il “mondo del fiore e del salice” è il mondo dove nascono (anche solo “artisticamente”), vivono, si addestrano e si esibiscono le geiko e le maiko (le danzatrici). E’ un quartiere che si trova in alcune città, come Kyoto, dove si coltivano e si gustano i piaceri delle arti concretizzati ed esibiti dalle donne. Nonostante la musica, la danza, e il frastuono dei banchetti, il silenzio è quello che contraddistingue il karyukai, che impone alle donne che ne fanno parte di non parlare di sé, bloccandole sotto il peso della tradizione, aumentando l’alone di mistero che già circonda tutto quello che riguarda le geishe. Mineko, tuttavia, non è una geiko “come le altre”: “Tuttavia sento che è venuto il momento di parlare. Voglio che sappiate cosa significa realmente vivere la vita della geisha, un’esistenza colma di enormi sfide professionali e di magnifiche soddisfazioni.” (Mineko Iwasaki con Rande Brown, Storia proibita di una geisha, Newton Compton Editori, pag. 7)
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