Le prime pagine di un libro sono sempre importanti. In
questo caso, già dalle prime parole, Mineko fornisce una mappa semplice ma
efficace per guidare chi legge le sue parole all’interno della sua personalità,
e all’interno di quel mondo etereo ma blindato delle “donne d’arte”, le geiko.
Già a partire dalla sua scelta di parlare di sé e del suo mondo, si rivela una
rivoluzionaria, una persona abituata ad andare controcorrente. Il karyukai, il “mondo del fiore e del salice”
è il mondo dove nascono (anche solo “artisticamente”), vivono, si addestrano e
si esibiscono le geiko e le maiko (le danzatrici). E’ un quartiere che si trova
in alcune città, come Kyoto, dove si coltivano e si gustano i piaceri delle
arti concretizzati ed esibiti dalle donne. Nonostante la musica, la danza, e il
frastuono dei banchetti, il silenzio è quello che contraddistingue il karyukai,
che impone alle donne che ne fanno parte di non parlare di sé, bloccandole
sotto il peso della tradizione, aumentando l’alone di mistero che già circonda
tutto quello che riguarda le geishe. Mineko, tuttavia, non è una geiko “come le
altre”: “Tuttavia sento che è venuto il momento di parlare. Voglio che sappiate
cosa significa realmente vivere la vita della geisha, un’esistenza colma di
enormi sfide professionali e di magnifiche soddisfazioni.” (Mineko Iwasaki con Rande Brown, Storia proibita di una geisha, Newton Compton Editori, pag. 7)
