lunedì 4 giugno 2018

Massimo Carlotto - Per tutto l'oro del mondo con un bel Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane

LoreGasp e SimoCoppero

... un gran bel modo di iniziare un lunedì mattina, tuffandosi nei libri di Massimo Carlotto, con un post doppio. È un autore che non ha bisogno di presentazioni, essendo il grande che è, da diversi anni. Con il team di Luoghi di Libri, io e Simona abbiamo scelto di dedicare le nostre letture ai libri di Massimo Carlotto. Simona si è occupata di Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane (2017), mentre io sono stata attirata da questo titolo, Per tutto l’oro del mondo, del 2015.
Restate intorno, perché i ragazzi di Luoghi di Libri vi proporranno la loro scelta, così potrete completare le vostre letture!

Al centro di entrambi i libri Marco Buratti, l’Alligatore, investigatore privato senza licenza, appassionato di blues e Calvados, con il cuore fuorilegge, insieme a Beniamino Rossini e Max La Memoria, i suoi soci con cui forma una società strampalata, e molto efficiente. 
Per tutto l’oro del mondo gira intorno ad un caso triste di una rapina in villa finita molto male un anno e mezzo prima, nel Nordest. Marco Buratti ci arriva in modo insolito, occupato com’è a cercare di non innamorarsi di una donna che sta pedinando per conto del marito sospettoso. Fallendo miseramente nel tentativo: la bella Marilena Dal Corso, in arte Cora, gli rapisce il cuore subito cantando un blues con molta anima e talento traballante in un localetto della zona, un paio di sere a settimana. Mentre si macera in un evidente conflitto d’interessi (vuole palesarsi alla bella cantante, senza trasformarsi nell’amante che il marito sospettoso e suo cliente sta cercando, senza perderne la fiducia), inciampa nella storia brutta e crudele di una rapina ai danni di un orafo, Gastone Oddo, consumata nella sua villa, culminata nel brutale omicidio del proprietario e della sua governante.

Luigina Cantarutti, questo il nome della donna, è un cosiddetto danno collaterale: rimasta in casa per finire il suo lavoro, cade vittima di una furia omicida senza pietà, insieme al suo padrone. Lascia un figlio ragazzino, Sergio, costretto ad andare a vivere mal tollerato in casa dello zio, il fratello della madre. Il padre non esiste, in questo dramma: svanisce come neve al sole non appena soddisfatti i propri capricci con Luigina tanto tempo prima, ritenendo finito ormai il suo coinvolgimento.


Marco Buratti è un investigatore sui generis, con un cuore fuorilegge, con un curriculum di servizio poco “consueto” e nient’affatto regolare, senza licenza, un talento per la negoziazione sviluppato in carcere a contatto con persone pericolose quanto cani feroci lasciati a digiuno, un’allergia alle armi e un senso innato di protezione verso i più deboli. Una figura in chiaroscuro, abituata a passare e oltrepassare i confini della legalità a seconda del proprio vantaggio. Incapace, però, di lasciare qualcuno in difficoltà, com’è il caso del piccolo Sergio, lasciato solo in un mondo che non lo vuole e non sa cosa farsene di lui. Per una moneta da 20 centesimi, l’Alligatore si fa ingaggiare dal ragazzino e si tuffa nell’indagine volta a scoprire gli autori della feroce rapina, rimasti impuniti per tutto quel tempo, portandosi dietro i suoi soci. 

Non sarà una questione facile, veloce. I tre s’immergono fino ai capelli in un sottobosco criminale e spietato al di sotto della faccia operosa del decantato Nordest, spaziando oltre confine in Belgio e in Croazia, snidando un’organizzazione pericolosa fatta da insospettabili privi di scrupoli dal cuore pieno di vermi e arroganti. Uno stupido errore, per avidità e un malinteso senso di immunità di uno di loro causa una tragedia che lascia solo un ragazzino ad affrontare un mondo gelido quanto uno schiacciasassi.

L’atmosfera che si respira in questo romanzo è soffocante, non lascia via d’uscita. L’autore, con pochi tratti di parole, tratteggia ritratti di personaggi irrigiditi nelle loro posizioni, nelle loro disperazioni, con pochi slanci umani. E sono coloro che potrebbero essere chiamati i buoni cittadini, coloro che si alzano al mattino per lavorare con onestà, perdendola durante le giornate a corto di clienti, con poco denaro, e con troppe spese e concorrenza sleale da affrontare. È un momento passare il confine dell’illegalità, per poter tirare su qualche soldo in più, metterlo via e scappare appena possibile da un’altra parte, lontano da un Paese sfruttatore che è diventato poco più di un orribile esattore con i propri cittadini.  E pazienza se, nel frattempo, altri ci possono rimettere la vita, l’onore, i possedimenti. 

Per ironia, o sarcasmo, l’empatia e la solidarietà si trovano proprio nei tre soci con il cuore fuorilegge, abituati a trasgredire o piegare la legalità ai propri comodi, e a mantenere il rispetto verso i “regolari”, quelli che non hanno fatto le loro scelte di vita, e che possono trovarsi in difficoltà.

Sono loro il soffio leggero di questo libro, quello che riporta ancora qualche linea di fiducia nell’animo umano. Non sono sicuramente santi e benefattori dell’umanità; agiscono anche loro per il loro tornaconto, ma non sono raggelati o irrigiditi come i cosiddetti “regolari”, che spesso si considerano vittime delle circostanze e si comportano come se dovessero essere risarciti a tutti i costi dei torti subiti e pazienza se questo vuol dire danneggiare qualcun altro. 
Consigliato, consigliatissimo: se amate le storie complesse senza essere verbose, le citazioni musicali e uno sguardo nei mondi dove niente è dove sembra.

E ora, Simona, che ha letto Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane:

E’ il primo libro di Massimo Carlotto che mi transita tra le mani e ne sono rimasta affascinata. La scrittura è affilata come una lama di coltello, dritta sempre al punto, le descrizioni non sono mai troppe o troppo poche, il giusto per farti capire esattamente dove devi essere leggendo la storia. Pochi pezzi di puzzle iniziando il libro, che come un fiume in piena ti portano diritto all’interno della storia.
Un caso dell’Alligatore, che mi ha fatto spaziare tra polizia corrotta, narcotrafficanti, prostituzione e un trio di amici con a capo l’Alligatore, Marco Buratti in un mare di Blues.
“Gli inquirenti italiani sospettavano che il progetto si fosse sviluppato all’interno di strutture create da diversi governi per gestire ex criminali di guerra, terroristi, funzionari di alto rango provenienti dall’Iraq, dalla Libia, dalla Siria e da qualunque altro posto del cazzo che possedesse qualcosa che faceva gola alle potenze mondiali. Un calderone di collaboratori, pentiti, parenti, testimoni che dovevano essere ricollocati altrove.”
Uno spaccato del libro che mi ha lasciato l’amaro in bocca, perché spesso queste parole sono una radiografia del mondo che ci circonda, che non vogliamo vedere, che non vogliamo che esista, ma che inevitabilmente viene gestito da “piani alti”, ministeri, e funzionari.  Lo trovo triste, ma in questa storia di fuorilegge ci sta a pennello.  Marco Buratti e i suoi amici, vengono usati per appianare situazioni che solo un fuorilegge può gestire con le proprie conoscenze.
Ci sono momenti del libro che portano il lettore a prendere a cazzotti i protagonisti e a regolare i conti, ma in fondo i tre amici hanno anche un cuore, un codice etico, una parvenza di Robin Hood nell’anima. Il titolo è azzeccatissimo, e lo si capisce solo leggendo la storia.

Il bene e il male, la strategia, l’astuzia, la psicologia, fanno di questo libro un noir che lascia senza fiato. Un intreccio di storie e di casi che non vi deluderà, ma vi terrà incollati alle pagine. Se avete voglia di passare qualche ora adrenalinica leggetelo.

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