mercoledì 13 giugno 2018

Massimo Carlotto – Arrivederci amore, ciao – Freddo, crudele, mostro.

LoreGasp

A pochi giorni di distanza dall’ultima lettura di un libro di Massimo Carlotto, ecco che ritorna su questi schermi. Incuneandosi svelto e un po’ a tradimento tra due altri libri, di cui uno in rilettura. Galeotta è stata la visita assolutamente non premeditata al Libraccio, a Torino. Antonella, un’altra lettrice accanita e sempre aggiornata, mentre stavamo guardando un paio di scaffali, prende a colpo sicuro un volumetto e mi dice, determinata: “Questo è bello!” Quando un lettore usa quel tono, è bene seguire il suo suggerimento.

Del resto, non aveva bisogno di insistere così tanto… a me questo scrittore piace molto. Perciò, approfittando anche della relativa brevità del libro, l’ho iniziato. E poi finito. Subito. Appena ho scoperto il nome del protagonista, Giorgio Pellegrini, non ho potuto staccarmi. Questo perché ricorre anche nelle ultime pagine di Per tutto l’oro del mondo, e il modo in cui viene descritto dai personaggi lo rende quantomeno interessante. Dico interessante perché in realtà è un demonio infernale. Uno di quelli che meriterebbe un esorcismo particolarmente pesante, esauriente, definitivo e magari anche ripetuto, tanto per assicurarsi di rinchiuderlo in qualche abominio infernale per sempre.

Lo dico subito, non ne faccio mistero. Ho odiato profondamente questo personaggio. Volevo vederlo punito in modo esemplare, e possibilmente colpito da tutte le sofferenze e le vendette del mondo… quasi fossimo in un feuilleton ottocentesco in cui i buoni trionfano circonfusi di luce e i cattivi vanno all’inferno.


Bando ai sentimenti e cominciamo con ordine.

Apriamo la porta del libro e già troviamo Giorgio Pellegrini in piena azione. Giustizia a sangue freddo, con un colpo alla nuca, un suo connazionale impegnato in una conversazione. Siamo in Centro America, e sono gli anni di piombo in Italia. Sono gli anni della contestazione politica accesa, che si è poi trasformata in eversione nera e rossa, prendendo le mosse da tanti ambienti diversi, tra cui quelli studenteschi e operai meno disposti alla moderazione, convinti di poter rovesciare totalmente un sistema in nome di un ideale di giustizia… ? Uguaglianza… ? Conosciamo tutti quegli anni duri della nostra storia, anche solo per sentito dire, con il suo carico di violenza, sospetto, sopraffazione. Giorgio Pellegrini appartiene ad una famiglia bene di Brescia. Giovane, universitario e annoiato, si fa invischiare dalle sirene della lotta di classe e dell’ideale utopico, si infila in guai pesanti e fugge dall’Italia, sovraccaricato da un mandato di cattura internazionale. Lo accompagna un ragazzo esattamente come lui, con le sue stesse caratteristiche… è il connazionale che finisce giustiziato nella prima pagina del libro. Un episodio freddo e crudele che dipinge perfettamente, in tutti i suoi colori disgustosi, il carattere di Giorgio.

Prendete un bel respiro. Profondo, di aria pulita. Perché non ne respirerete più, fino alla fine del romanzo.

Massimo Carlotto
Dal Centro America, Giorgio salta in tutto il mondo, per evitare la cattura, per cercare di rifarsi una vita. Calpesta anime e corpi, si approfitta delle solitudini e delle debolezze altrui, soprattutto se si tratta di donne sole ed emarginate, preferibilmente benestanti, pur di salvarsi, di farcela, di essere qualcuno.

Giorgio Pellegrini è ossessionato dall’idea di essere qualcuno, di essere ricco, rispettato, di avere cose belle e denaro, donne ai suoi piedi. E vuole tornare in Italia. E’ ancora giovane e vuole smettere di scappare. Torna in Italia, anche se non sarebbe consigliabile, per uno con il suo passato… la polizia e certi nuclei speciali lo tengono d’occhio, non aspettano altro che impossessarsi di lui.

Prima del secondo respiro su suolo italiano, su Giorgio piomba un poliziotto. Non uno qualunque. Ferruccio Anedda, Digos. Abito e atteggiamento da manager, cuore marcio. O forse mai esistito. Fa chiaramente capire che l’ex-terrorista non deve sgarrare. Non con lui. E non perché è necessario salvaguardare la sicurezza del Paese e dei suoi cittadini… quella è la scusa ufficiale. Pellegrini può essere molto utile, ma deve tacere, obbedire alle richieste del poliziotto che è chiaramente un corrotto, qualcuno molto più attento al proprio tornaconto, che non agli ideali delle Forze Armate. E in cambio… Giorgio potrebbe anche costruirsi la vita che vuole.

Avete sempre in canna quel bel respiro lungo? Ne avete bisogno, perché stiamo rincorrendo Giorgio nella sua ascesa velocissima, da semplice buttafuori di un locale equivoco di spogliarelli del Nord-Est, a facoltoso proprietario di un ristorante nel centro storico della città che ha scelto come sua sede. Ha il suo personaggio da recitare, il bel Giorgio. Sa benissimo che tutti quanti sanno che è un ex-terrorista, e lui esibisce il suo passato come una macchia terribile, un errore di gioventù grave che vuole riparare in ogni modo. Ha capito il suo sbaglio, si è pentito profondamente, e con il duro lavoro della fronte e il suo impegno a migliorarsi, vuole dimostrare che è ancora in grado di creare valore.

Sì. Oh, sì, certo. Gli altri possono cascarci, ma non il lettore, che vede la litania quotidiana di sopraffazioni, di affari illeciti, di crudeltà e di spietatezza in cui Giorgio s’immerge e sguazza ogni giorno, come un maiale mostruoso, senza ripensamenti, senza un minimo di rispetto per la vita e i sentimenti altrui. È stato bravo a cercarsi la facciata pulita più opportuna, quella in grado di ingannare tutti, a furia di alleanze giuste. Finché… una parola di troppo, la caparbietà di una donna troppo presa dal suo sogno romantico non rischia di mandare tutto a monte.

Rischia. Giorgio riesce ad evitarlo. E a che prezzo.

Un bel personaggio simpatico, vero? Ma non crediate che sia l’unico brutto e cattivo, quello da biasimare ad ogni piè sospinto. L’ambiente che lo circonda e lo abbraccia è esattamente uguale a lui. L’operoso Nord-Est, tutto lavoro-impegno-successo, il traino dell’economia italiana, è un sepolcro imbiancato. Non tutto, naturalmente. Sia estremamente chiaro. Tuttavia, qui vediamo il contenuto marcio di una facciata lucida e appetitosa di gente senza scrupoli, che per denaro e potere s’indurisce, scende a livelli demoniaci di abiezione. Quella che agisce a fianco a fianco di quella veramente impegnata a costruire con pulizia e serietà.

Si rischierebbe di rimanerne stomacati, se lo stile martellante e parzialmente asettico di Massimo Carlotto non fosse in grado di farci passare in questa storiaccia senza sporcarci troppo di fango. Parzialmente asettico, ho detto. L’autore fa sentire il suo cinismo in un paio di graffi. Ne bastano pochi, un paio. Sono già sufficienti.

Se siete lenti a indignarvi, o amate il noir e lo leggete senza provare l’impulso di uccidere il cattivo di turno, e avete buoni polmoni d’atleta, leggete di Giorgio Pellegrini. Soddisferà le vostre aspettative… e magari riuscirà pure a soprendervi.

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