domenica 5 giugno 2016

Dialoghi con l'Amanita#21 - L’Amanita, l’invidia, la vita della donna moderna, la sindrome di Peter Pan e le domande esistenziali – Quattro etti d’amore, grazie (sì, ma cos’è l’amore? E devo pure ringraziare? Perché? Posso far partire Nada che canta “cos’è-la-vita-senza-l’amore-eccetera…?”)

LoreGasp e L'Amanita

Eh, lo so.

Sembro quella regista dai titoli infiniti. Ma certi libri proprio non fanno per me e stuzzicano la mia vena beffarda. Ha pure la copertina sul verdino, bah!

Il libro in questione è di Chiara Gamberale; mi è stato regalato da un’amica entusiasta, beata lei. Va be’, la quarta di copertina potrebbe essere intrigante.

Quasi ogni giorno Erica e Tea s’incrociano tra gli scaffali di un supermercato. Erica ha un posto in banca, un marito devoto, una madre stralunata, un gruppo di ex compagni di classe su Facebook, due figli (voce fuori campo de L’Amanita: sto per avere un attacco di nausea, attenti ai rigurgiti!). Tea è la protagonista di una serie tv di culto, ha un passato complesso, un marito fascinoso e manipolatore. Erica fa la spesa di una madre di famiglia, Tea non va oltre gli yogurt light. Erica osserva il carrello di Tea e sogna la libertà, la leggerezza di un corpo fantastico, la passione di un amore proibito. Nelle sue abitudini, invece, Tea coglie la promessa di una pace che a lei pare negata. In un gioco di equivoci e di proiezioni, le due donne si spiano la spesa, si contemplano a vicenda: e l’esistenza dell’altra diventa l’occasione per guardare in faccia le proprie scelte e non confonderle col destino. Che comunque irrompe, strisciante prima, deflagrante poi, nelle case di entrambe.

Cos’ho scritto? Potrebbe essere cosa?

Ritratto. Sono entrata in fase sfere rotanti alle prime pagine.

E, tanto per non lasciarle girare da sole, ti coinvolgo.

Primo prurito: il supermercato. Lo detesto.

Odio i mercati all’aperto, i supermercati, i vari empori del biologico. L’unico pensiero che ho quando mi tocca entrarci, è seguire la lista tra vecchietti prepotenti e tipe con marmocchi al seguito da evitare. Mamme, vi prego, legate le vostre pesti: il prossimo che fa lo slalom gigante davanti a me, si becca una stampellata fra gli occhi. È questione di sopravvivenza: o io o il moccioso. Siete avvisate.

Il contenuto dei carrelli altrui? Non me ne frega una beata cippa.

Va be’, andiamo avanti.

La super-mamma nostalgica incollata a Facebook, invidiosa dell’attrice… scrap-scrap: siamo alle bolle. Se trovate un’Amanita sul famigerato social sappiate che non sono io. Non mi interessa ritrovare nel mondo virtuale persone che non vedo da anni: la mia vita non ha niente di virtuale e se voglio incontrare qualcuno, ci vediamo faccia a faccia.

L’attrice col marito Peter Pan, invidiosa della “vita normale”. Le bolle sono purulente.

Perché continuare a leggere? Eh, buona domanda. Forse volevo sapere se “piccole donne crescono”.
Te lo dico subito: non lo so. Ho attivato la lettura superveloce.

Ed alla fine mi restano altre due domande. Ma l’amore è quella roba lì? Davvero? So che ne abbiamo già parlato, ma non riesco a capire. Sarà anche vero che – cito l’amica che mi ha regalato il libro – l’amore non lo devi capire, lo devi vivere.

(Parentesi per il turpiloquio censurato de L’Amanita)

Le ho risposto di evitare i baci Perugina, non fanno bene alla salute, al cervello, né alla letteratura. Di sicuro non entrano nel mio carrello della spesa, tanto per restare in tema.

Poi l’invidia. Non riesco a capire l’invidia, né il voler essere nei panni di qualcun altro. Io sono io. Non incarico nessuno di farmi felice. Nei limiti del possibile – la fregatura del vivere in società, già – scelgo e affronto le conseguenze delle mie scelte.

E basta con Peter Pan. Non finii di leggerlo neppure da bambina.

Crescere ed evolvere non dovrebbe far parte dell’esperienza umana?

…sì. Io sono quella delle risposte brutali, e con domande del genere, è difficile che me ne stia zitta o abbozzi un educato e accettabile “sì, forse, ma…” Mi hai coinvolto, giusto? :-D Tuttavia, sono consapevole che questa risposta tranchant non si applica poi a tutti, e in tutti i casi. C’è anche chi non cresce e non evolve. E pure questo fa parte dell’esperienza umana. E’ una scelta. E non mi trattengo dal dire che non la comprendo, ma vedo che fa parte delle carte del mazzo (di qualcun altro e per qualcun altro), per cui taccio e tiro dritto. Per scoprire se le “piccole donne crescono”, penso che dovrò leggere il libro…la tua modalità di lettura Super Vicky non ci permette di scoprirlo, dalle tue parole.

E ora vediamo questo libro e i suoi etti.

La sinossi fa balenare una trama che potrebbe essere anche interessante…una revisione della commedia degli equivoci. E qui si parla di uno dei più vecchi del mondo: ritenere che la vita altrui sia più bella, più affascinante, più “normale”, più appetibile della propria. Da un certo punto di vista, è persino vero. Finché non ci sei dentro, naturalmente. Alla star della tv sembra meraviglioso avere marito-figli-casa-posto-routinario, perché si è costruita un vortice di vita eccitante, sì, ma dal costo emotivo ed energetico piuttosto alto. Alla madre di famiglia pare stimolante avere a che fare con seduttori, lustrini e luci sfavillanti, serate di eventi, posti sempre diversi, essendo incatenata al binario sempre uguale di famiglia-lavoro-famiglia. Vero. C’è un piccolo particolare, però, che non sfugge a chi le guarda dall’esterno, ovvero i lettori: ciascuna delle due si è costruita una prigione. Una è fatta di lustrini e glamour, l’altra di routine.

Da nessuna parte c’è libertà, di essere o di cambiare: a entrambe si richiede sempre la stessa ricetta e la stessa reazione, solo in manifestazioni diverse. Per un po’ sarebbe eccitante, e poi…si comincerebbero a intravvedere le grate della prigione.

E’ quello che tu dici di non capire dell’invidia: se non stimola a migliorare se stessi (se lei/lui è riuscito/a nel suo progetto, perché non dovrei provarci anch’io, con il mio?), l’invidia spinge a desiderare di scambiare la propria prigione con quella dell’altro, solo con colori e tempi diversi. Perché dovrei cambiare carcere, se si tratta, in soldoni, di andare in un altro? Sarà pure più arioso e più grande del primo, ma è sempre carcere! L’invidia è anche un sentimento comodo, che ti priva della capacità di vedere, riflettere e di reagire: ti sbilancia in avanti, e s’impossessa della barra di comando, portandoti dove vuole lei, all’immobilità, e alla facile manovrabilità da parte di altri.

I supermercati non sono tra i miei luoghi preferiti, ma quando ci sono dentro, mi diverto spesso a guardare come fanno la spesa gli altri. Io vado dritta a prendere le cose che mi servono. E con frutta e verdura sono veloce a scegliere quelle che mi sembrano più fresche. Indugio solo dove ci sono pagine stampate…hai visto mai, magari c’è qualche sconto. Altri, invece, fanno la spesa con la pazienza e il puntiglio di ricercatori scientifici: calcolano i prezzi al chilo sui cellulari (perché?), confrontano con quelli di altri prezzi di altri supermercati (come fanno? Io ho seri problemi a ricordarmi le cifre del mio pin sul cellulare, non ci provo nemmeno a tenere a mente quelle delle marmellate in tre punti vendita diversi…), scelgono rigorosamente alcune marche piuttosto di altre, interrogano gli addetti ai lavori sugli eventuali aumenti e cambi di fornitura (ammirazione senza freni. A malapena riesco a notare la presenza di banchi e scaffali, figuriamoci il contenuto…).

Sbircio nei carrelli altrui, sì. Mi piace immaginare pezzi delle loro vite, quando portano la merce a casa e la sistemano negli scaffali, o trasformano frutta, verdura, carne e pesce in piatti di portata. Magari esibendosi nei loro cavalli di battaglia per parenti e amici.

L’amore. Ah, che bell’argomento facile. Bisogna viverlo, e non capirlo…? Sì, sono d’accordo. Andiamo con ordine, però.

La comprensione, quella intellettuale, con l’amore non ha niente a che fare. Se capisci che sentimento ti agita, è una variante cerebrale di un’emozione che non nasce nei circuiti cognitivi. E come si manifesta, l’amore? Come lo vivi? Questa è una bella domanda. Ciascuno ha i suoi sentimenti, il modo di esprimerli, di sentirli…e anche di fingere di sentirli. Quello che vedo in giro ha poco a che fare con l’Amore, e molto con altre sue varianti, come la devozione, il senso del dovere, l’abnegazione, la scelta comoda, il “prontuario”, la carnalità, l’attrazione. Sono tutti aspetti dell’Amore. Ma non sono, presi da soli, l’Amore: sono una delle sue facce. E qualche volta, il suo mascheramento.


In conclusione, penso che questo libro sia stato per te una bella prova. Di provare a capire qualcosa che non è proprio nelle tue corde, o meglio, che non si esprime in modo risonante con le tue corde…tant’è che ti ha procurato subito un’eritema da lettura sbilanciata, facendoti arrivare pruriti e bolle. Un’Amanita con la dermatite. Beh, ammetto che mi mancava. Ora sono curiosa di vedere se procura la dermatite anche a me…:-D

5 commenti:

  1. …be’, non sarei L’Amanita se svelassi proprio tutto: il finale non è poi così da buttare. Io butterei un tipo come il marito Peter Pan dell’attrice, ma de gustibus.
    Ecco, forse questo è proprio il tema più fastidioso che riguarda anche Erica: il suo gruppo Facebook, la mitica classe del liceo, un altro modo per restare fermi al passato.

    (L'Amanita con le bolle è uno spettacolo abbastanza grottesco;->)

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    1. La mitica classe del liceo...? E qui parte la risata a dir poco cavallina. Ogni volta che inciampo in Amarcord liceali del tempo, mi viene da ridere, e mi domando, sempre più perplessa: ma era davvero così mitica? Forse perché io vissi il liceo come un'arena. All'inizio pensavo di dovermi misurare solo con me stessa e la mia capacità di imparare, e le materie che immaginavo difficili. Poi, scoprii che dovevo difendermi pure dall'invidia, dalla cattiveria e dalla brutalità altrui, camuffate da ipocrisie e false gentilezze, a parte un caso, in cui la propria infelicità si sfogava in cattiveria aperta. Non a caso è passata di dimensione anni fa. Sono polemica? Probabilmente sì, anche se mi serve a poco, se non a ridere e a smontare il mito del liceo "età dell'oro"...ed è un laccio al passato, a restare fermi in qualcosa che non esiste più da tanto.
      In ogni caso, mi piacerebbe leggerlo...visto che il finale non è poi così da buttare! :-)

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  2. Non ho mai letto nulla di Chiara Gamberle anche se la ho incontrata l'anno scorso ad una presentazione di un corso per scrittori dell'Università Cattolica di Milano.
    Mi è sembrata una persona simpatica ed i suoi libri sembrano interessanti.
    Purtroppo come sempre accade non posso comprare tutti i libri che mi interessanto. E Sicuramente non riesco nemmeno a leggere tutti quelli che vorrei.
    Non sapevo fosse uscito un'altro suo libro - sembra da leggere
    Ciao

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  3. Potrebbe piacerti, Arwen; seriamente: ho letto libri peggiori, in tutti i sensi.
    Il problema, se così vogliamo definirlo, è il mio carattere: non riesco proprio a capire il volere essere qualcun altro.
    Concordo: ci sono troppi libri interessanti. Troppi da leggere e, sciaguratamente, da comprare!

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    1. E le biblioteche non sono molto di aiuto, in questo senso. Strano, ma è così.

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