martedì 28 ottobre 2014

L'angolo dei nani e dei giganti#8 - Il calzino bucato

Meraviglioso! Mi sono trovata tra le mani questo piccolo libro e involontariamente ho iniziato a leggerlo.
Molto bella e di effetto anche la grafica. La storia divertente, dinamica, con tanti spunti su cui lavorare con i più piccini. Racconta di come nasce un calzino, come si accoppia a un calzino gemello, come viene testato per scoprirne la resistenza, ma poi come per magia il nostro protagonista prende vita, si anima, trova nuovi amici, si prepara ad affrontare nuove sfide, ma in tutto questo incorre anche in un piccolo incidente: si buca.
Quante volte togliendoci le scarpe scopriamo che è apparso un buco? Questo buco-occhio permetterà al nostro calzino di vedere finalmente il mondo che gli sta attorno, imparerà a muoversi per la stanza imitando il suo amico bruco, ma dovrà anche difendersi dagli attacchi del corvo che lo vuole mangiare. Andrà incontro anche alla sorte: verrà buttato o verrà con cura aggiustato? Potrà pensare e sperare di iniziare una nuova vita?
Non perdetevi il fantastico finale, bambini fatevi raccontare cosa accadrà al nostro amico calzino.
Brillante, dinamico, divertente, una buona favola da raccontare prima delle nanne ai nostri bambini.

venerdì 24 ottobre 2014

Smamma - Guest Post#16

La copertina indica: un romanzo acuto, comico, liberatorio. Aiuto! Non mi sento affatto di condividere queste parole per descrivere questo scritto. Forse scriverei in copertina: grido di terrore! Perché più che ridere mi sono trovata a piangere.
Leggendo e rileggendo queste pagine ci troviamo faccia a faccia con il panico, la tragedia in cui la società di oggi ci ha gettato, altro che situazioni comiche: genitori in crisi che urlano la loro inadeguatezza di fronte al cambiamento repentino dei figli.
Il libro di Valentina Diana è un puzzle di situazioni famigliari. Due presenze maschili in una famiglia dove nessuno fa la parte del padre, dove non ci sono gerarchie (non ci sono o non ci vogliono essere?) da rispettare e regole da seguire.
Il quadro dipinto è figli di famiglie separate, che crescono in mezzo alla tecnologia, ma che si isolano dal mondo diretto, quello delle relazioni sociali, del divertirsi con banalità senza annoiarsi.
Troviamo mamme che si affidano a manuali per allevare i figli, per cercare anche un solo semplice contatto con loro. Paradossalmente c’è più comunicazione tra nonni e nipoti che tra figli e genitori.
Ma a che punto stiamo arrivando? Ma che generazione di giovani stiamo allevando? Ma che adulti e poi genitori siamo diventati?
E’ un libro che mi ha suscitato più di un’emozione: rabbia per i risultati che otteniamo, tristezza per quello che abbiamo imparato e non sappiamo trasmettere, isterismo perché avrei preso a pugni in tante occasioni la mamma descritta.
Leggetelo e  in base al vostro stato avrete sicuramente sensazioni diverse dalle mie, dalle parole che state assimilando.
Non so veramente se interpretarlo come un urlo di disperazione per attirare l’attenzione della società, o un moto di rivoluzione trincerato dietro alla rassegnazione di una società tecnologica e menefreghista  che ci sta portando via i figli e la loro adolescenza.

lunedì 20 ottobre 2014

Una mutevole verità - Guest Post#15

Come lui stesso annuncia, ci troviamo a leggere un nuovo filone  per lo scrittore Carofiglio: il noir.
Un noir che non assomiglia a un thriller, che non ci lascia attaccati alle pagine con evidente suspance. Ci troviamo a percorrere le strade di un0indagine come tante, con un nuovo e brillante personaggio: il maresciallo Pietro Fenoglio, torinese trapiantato a Bari, che si trova ad indagare su un omicidio dove ogni indizio appare banale e scontato Un personaggio lieve, riflessivo, defilato di fronte alle luci della ribalta.
Un romanzo breve, tra le cui righe si legge il suo passato da PM, tra cui riusciamo a intravedere anche il suo ex personaggio l’Avv. Guerrieri, quasi mancasse anche a lui come tanto manca a noi lettori.
Anche il confronto tra buon investigatore e scritto che leggiamo in queste righe: “ un buon investigatore deve essere capace di costruire una storia, immaginare che cosa è successo prima e dopo il crimine, come in un romanzo. Poi, costruita la storia, deve andare in cerca di ciò che la conferma e la contraddice”;  sembra voler far convivere il magistrato con lo scrittore, quello che lui è ed è stato.
Scrittura scorrevole, limpida, chiara; si leggono sempre emozioni e sentimenti che le stesse parole ti fanno effettivamente vivere.

Forse un Carofiglio più piatto rispetto a quello amato con l’Avv. Guerrieri. Una buona compagnia comunque per qualche ora di relax, ma continuo ad attendere le storie dell’Avv. Guerrieri.

venerdì 17 ottobre 2014

Adulterio - Guest Post#14

Prima di mettermi a tavolino per scrivere questa mia recensione, sono andata a “sbirciare” sul web le sensazioni che aleggiavano intorno a questo libro.
Ho trovato un po’ di tutto, a partire da un paragone con il famosissimo titolo "cinquanta sfumature di grigio" fino al più bel libro mai letto. Immagino ci sia anche qualcosa nel mezzo.
Premesso che anche io quando ho avuto in mano il libro del grande maestro, avevo aspettative molto alte e sono rimasta delusa.
Purtroppo non troviamo il Coelho dei primi libri da lui scritti. Un libro che non rileggerei e che non mi sento di suggerire ad altri, ma è in ogni caso un libro ben scritto.
Ambientato in Svizzera, Linda, la nostra protagonista, vive una vita agiata, famiglia felice, donna sposata, mamma, giornalista in carriera, non le manca proprio nulla, eppure un giorno qualcosa si spezza in questo meraviglioso quadro che compone la sua esistenza. Linda si trova a cercare fuori dal matrimonio, quel qualcosa che pensa le manchi e che in quel frangente non la rende serena e appagata.
Nella mia testa si sono formate più interpretazioni: Coelho vuole raccontare il malessere che attanaglia la società in cui viviamo? Non ci accontentiamo di nulla, non siamo felici di quello che abbiamo perché vorremmo sempre di più, oppure vuole raccontarci cosa è l’amore? L’amore da lui descritto in altri saggi aveva però sfumature assai diverse.
Ripenso alle pagine lette e la conclusione che ne traggo è: l’autore ha fatto una foto dell’epoca in cui viviamo e ha cercato di tradurre questa immagine in uno scritto; se così è, veramente ci è riuscito alla perfezione, senza la minima sbavatura. Obbiettivo centrato, se mi guardo intorno vedo esattamente quello che lui ha raccontato con un’unica variante: non sempre le protagoniste vivono in un mondo agiato, dove ogni capriccio diventa realtà.

Concordo con chi nei vari blog e recensioni ha scritto che titolo e copertina non sono azzeccati.

giovedì 16 ottobre 2014

L'angolo dei nani e dei giganti#7 - Sette racconti in cerca di un lettore

Come ci indica il titolo, questo minuscolo libricino è composto da sette racconti di fantasia, dove i protagonisti spesso sono oggetti e animali animati.
Quando ho consultato questo libro per la prima volta, mi sono posta delle domande: amo scegliere i libri e vengo attratta da loro soprattutto dalle copertine, ma questo piccolo volume ha una copertina assai strana.
Leggo la quarta di copertina che mi introduce i racconti parlando di fantasia, che io involontariamente associo a storie per bambini, storie della buona notte. E invece non sarà così.
Torniamo per un attimo alla copertina: la trovo di difficile arrivo per un bambino , che solitamente sceglie i suoi “oggetti” per istinto. Molto bella nella composizione, simpatica l’introduzione degli animali disegnati, azzeccati i colori vivaci del giallo e dell’arancione, ma il trafiletto su “Prost e il calamaro” mi fa pensare più a un contenuto per adulti. Credo molto nel libro, visto toccato e piaciuto.

Ottimo libro didattico, per un pubblico frequentante almeno l’ultimo anno di scuola materna, dove è possibile introdurre un racconto e non solo una fiaba, dove è possibile lavorare con disegni, cartelloni e spiegazioni, affrontando i temi come quelli posti nel racconto “ il castello di sabbia” e il “paradiso dei cani”
Scrittura chiara, scorrevole, essenziale, che immediatamente trasporta nella situazione, nel luogo, nell’azione del racconto.

Ottimo risultato per spunti didattici e per addetti al lavoro con piccole “pesti” che crescono. Peccato come sempre che i prezzi di copertina non agevolino l’introduzione di questi preziosi materiali per come si vorrebbe e per quanto necessitano all’interno delle scuole.

martedì 30 settembre 2014

Scrittori Made in Campania#1 - La leggenda del ragazzo che scoprì i prodigi del Ganoderma – L’epica insolita

Come ho già chiarito diverse volte, il mio rapporto con i libri segue dinamiche e manifestazioni proprie. Spesso, mentre li guardo allineati in libreria e mi scorrono i titoli negli occhi, si destano i sentimenti e le sensazioni che hanno provocato nella lettura, prima ancora del ricordo cosciente della trama e dei personaggi. Quando guardo questo libriccino di piccolo formato (l’apparenza inganna), oltre ad esplodermi in testa la parola “insolito”, si risveglia un mondo di emozioni intrecciate di epica, coraggio, sorpresa e scoperta,  e un rimpianto persistente e dolce. E come ho detto prima, di elementi insoliti. Andiamo con ordine. La storia si ambienta in Mesopotamia, a Sumer, circa 2000 anni prima dell’arrivo di Cristo sulla Terra. Due ragazzi gemelli, Abdul e Caled, pastori di un villaggio, si preparano per un viaggio commerciale: si recano a vendere capre e pelli in una grande città vicina, sulla costa. Invece di seguire la rotta solita, Abdul prende l’iniziativa di passare attraverso una foresta sconosciuta, per arrivare prima a destinazione, nonostante i timori del fratello più posato, Caled. L’iniziativa baldanzosa del primo causerà una catena di eventi che cambierà vita e storia sua e...anche nostra. Non anticipo nulla della trama, che è ingannevolmente breve, e molto densa. Caled perde molto, si smarrisce, fa esperienze di scoperta su se stesso e sul mondo, e guadagna anche molto.  Il finale è positivo, ma non conclusivo. E’ solo la fine di quella storia, di un mondo e di un’evoluzione personale, che poi confluisce in quella dell’intera umanità. Sono enigmatica?
Sì, volutamente. E non perché sono dispettosa...perché è necessario leggere questo libro, ciascuno con il proprio mondo, e stare ad ascoltare cosa può dare e risvegliare in se stessi. Da un certo punto di vista, le vicende si svolgono secondo il filone già sperimentato del picaresco: il personaggio, il “picaro”, di solito un ragazzo povero di mezzi ma ricco di ingegno e di fortuna (creata dal proprio modo di pensare positivo e coraggioso, non il regalo generoso ed estemporaneo di una dea bendata e capricciosa, improvvisamente benevola), passa attraverso luoghi fisici e avventure, arricchendosi poi materialmente e spiritualmente. Cambia e talvolta si evolve. In questo libro, i ragazzi sono due. Entrambi sono costretti a cambiare, anche in modo repentino. Uno resta nel corpo fisico, e cambia nello spirito e nel modo di rapportarsi al reale, meno guascone. L’altro cambia dimensione...ma come spirito rimane vicino a Caled, per quanto sotto altra forma. L’insolito comincia ad apparire, nelle vesti di uno strano fungo rossastro, dagli incredibili ed inaspettati effetti benefici, il Ganoderma Lucidum nominato nel titolo. Ma non è l’unico ambito in cui appare. Personalmente, l’ho sentito nel modo di raccontare dell’autore, e nell'atmosfera che ha evocato. Il nonno dei due ragazzi, salutandoli prima della loro partenza, ricorda loro con profondo Amore saggio, i valori che devono conservare con grande cura, per se stessi e per gli altri. E’ l’Amore che salva Caled dall’auto-annientamento, e che gli fa trovare un’anima altrettanto dolce e flessibile come la sua. Un Amore che ad un certo punto vibra di rimpianto, per quello che non c’è più ma che si è trasformato. Da leggere, se desiderate un gioiello leggero che vi infonda emozioni potenti...quasi a vostra insaputa. Un altro elemento dove affiora l’insolito è...lo stesso autore, Paolo Trombaccia Errico. Medico prestato alla scrittura, o forse scrittore formato in medicina, si è dedicato allo studio del Ganoderma Lucidum, finendo per appassionarsene talmente tanto, da farsi ispirare questa storia d’Amore ed evoluzione. E non è l’unica concretizzazione della sua ispirazione, che ha trovato vie e modi di versi per esprimersi. Volete conoscerlo meglio e scoprire come si manifesta il suo talento narrativo? Andate a trovarlo sulla sua pagina Facebook, PA T ER, e tenetelo d'occhio! 

lunedì 29 settembre 2014

Human Library – Quando il libro è umano e si fa leggere...

Sapevate che i libri sono anche umani? Noi ci siamo fermati all’edizione cartacea, fatta di fogli tenuti insieme con rilegature e cuciture di vario genere, a quella digitale, in forma pdf o simile per sottilissimi lettori ultra-tecnologici da portare in tasca o in borsa. A Torino, venerdì scorso, 26 settembre, ho scoperto quasi per caso che sono anche umani. Nell'ambito dei cinque giorni di Torino Spiritualità, la cooperativa Progetto Tenda ha avuto la brillante idea di creare e gestire la prima biblioteca umana, inserendola in una cornice sontuosa come la Biblioteca Musicale Andrea Della Corte. Per una spiegazione più approfondita e informazioni più succulente sulle prossime iniziative dei libri viventi, vi rimando a questo bel link. E per seguire da vicino Human Library, affrettatevi a connettervi alla sua pagina Facebook. Non soffermatevi troppo sulle foto pubblicate nel post della biblioteca...lo smartphone fa quello che può, ma segnatevi il nome e cercate in Internet. O venite direttamente a Torino e ammirate questo gioiellino sui generis.

Per tornare all’iniziativa dei libri umani (che continuerà anche a novembre e dicembre, SAVE THE DATE!), ho ricevuto un invito via Facebook (il calderone infernale di cui ho parlato diverse volte,  che occulta vere e proprie perle nelle pieghe nascoste) e con una carissima amica ci siamo recate all’avventura. In biblioteca “i librai” (coloro che hanno portato o consigliato “il libro”) attendono i lettori che possono scegliere i titoli della categoria Storie di maestri, il primo scaffale esibito della biblioteca vivente. Noi abbiamo scelto Storia di Ugur: il racconto di vita di un giovane curdo, straniero ed isolato nel suo stesso paese, costretto a lottare e a ricominciare molte volte a vivere a causa dell’appartenenza ad un’altra etnia.  Storia di Ugur è proprio un sorridente giovane curdo che a voce bassa ed espressiva, nel giro di mezz’ora, ci porta a casa sua e ci fa conoscere la sua famiglia, i luoghi che frequenta, i militari turchi che rendono la vita infernale a lui e ai curdi. Il “libro” interagisce con noi. Invece di interromperci nello sfogliare le pagine e riflettere su passaggi particolarmente significativi, e rimanere con le nostre domande senza risposta (è un inconveniente in cui tutti i lettori incappano, prima o poi), avevamo la possibilità di rivolgerci a lui, e a indagare anche i suoi sentimenti, a caldo. Oltre ad avere imparato qualcosa di più sulla situazione curda, abbiamo sperimentato cosa vuol dire interagire con un libro, che risponde e sorride, acconsente e ride. Quante volte mi sarebbe piaciuto farlo con qualche altro titolo...ogni tanto mi sembrava una situazione da film. Il libro era comunque una persona, che si è messa a disposizione nostra per mezz’ora e ha condiviso con noi i suoi pensieri e i suoi elementi personali. E’ qualcosa di più e di diverso dall’ascoltare un audiolibro o un cantastorie: la voce e gli occhi del libro erano sinceri e comunicavano situazioni e sentimenti sentiti, sofferti, rifiutati e compresi. Nella lingua comune si usa un’espressione come “essere come un libro aperto”, oppure “leggere dentro”; con questo progetto di biblioteca vivente, credo che siano diventati qualcosa di più di un semplice modo di dire...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...