mercoledì 31 luglio 2013

Primo Levi - Un ricordo

Non ci sono parole sufficienti per ricordare uno scrittore come Primo Levi, una pietra miliare, un esempio umano fortissimo di quegli anni orribili in cui la malvagità umana ha dominato da padrona i cuori di tutti, lasciando tracce molto profonde, che non potranno mai più andar via.
Io sono quella meno adatta a parlare dell'importanza di Primo Levi nella nostra storia umana e letteraria, non ho la preparazione sufficiente, non sono un critico di settore, sono nata più di vent'anni dopo quel buco nero di cattiveria, e non ho passato quelle sofferenze. Ed è difficile anche solo accennare ad un argomento così profondo e buio come l'olocausto e le sue vittime, dopo aver allegramente discettato di fantasiosi Signori di anelli, draghi scombinati, vampiri tenebrosi, ma ho voluto fermarmi un momento a ricordare la nascita di qualcuno che ha lottato contro il Male, una forza molto più potente di lui, che alla fine è riuscito a portarselo via, pur in pieno tempo di pace e di riappacificazione, inducendolo ad anticipare la sua ultima ora.
Quello che ricordo di Se questo è un uomo, è la resistenza fortissima che lo scrittore oppose a quel Male a briglia sciolta, che faceva emergere i mostri umani senza freni, aggrappandosi a quello che lo faceva restare un essere umano: la conoscenza. Per sopportare la tortura di essere preso e depredato di tutto, fin nella dignità, Primo Levi richiama alla mente i versi della letteratura che studiava a scuola. Dante, soprattutto, e quel suo verso così intenso e illuminante: "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza". (Inferno, Canto XXVI) Leggevo di quel suo tentativo disperato di restare umano, e mi suonava quasi una presa in giro orribile, in mezzo a quell'infinita brutalità, che lo smentiva clamorosamente. A distanza di tempo ho capito che non era così. Proprio nei momenti peggiori, in cui tutto il bello e il buono sembra morto, è necessario appellarsi e nutrire la scintilla rimasta, PER NON CEDERE.
E' stato quel suo continuo allenarsi a trovare e a riconoscere i trucioli di umanità sparsi nella palude fetida in cui l'hanno buttato, che lo ha portato fuori dall'inferno, quasi sicuramente. Il danno, tuttavia, è stato profondo e logorante, e quando si è riaperto, vi si è abbandonato.

Per approfondire la conoscenza di quest'uomo lottatore, seguite il link della Treccani qui sotto...

Primo Levi in Dizionario Biografico – Treccani

4 commenti:

  1. Figure come quella di Levi sono importanti non solo per le grandi pagine di letteratura che ci hanno lasciato, ma soprattutto per il valore della loro testimonianza, la sola cosa cui una civiltà può aggrapparsi per non scomparire: la considerazione e il rispetto che dobbiamo alle vite e alle parole di uomini e donne che hanno vissuto drammi di questa entità ci danno un'identità, un ruolo, una missione. Senza di esse saremmo annientati, ridotti all'anonimato e alla perdita di umanità descritti da Primo Levi nella poesia che apre il suo romanzo.

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    1. Concordo: ed è un contributo prezioso, che non deve andare perso. Nel bel mezzo delle nostre vite realizzate, dovremmo ricordare chi ha dato la propria perché il mondo non finisse, o perché non cadesse completamente preda del buio.

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  2. Che bello quel passo in cui cerca di insegnare Dante a quel prigioniero! Hai fatto benissimo a ricordarlo, perché in effetti è proprio questo il significato tragico del libro: il tentativo disperato di non perdere la propria umanità, mentre tutto intorno a lui era stato predisposto per annullargliela completamente. Per Levi è stata questa la colpa più terribile dei nazisti. E hai detto bene un'altra cosa: non bisogna dimenticare. "Meditate che questo è stato:/ vi comando queste parole./ Scolpitele nel cuore/ stando in casa andando per via,/ coricandovi alzandovi;/ ripetetele ai vostri figli". Ciò che è stato può essere ancora. Bisogna vegliare, vegliare, vegliare!

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    1. Esatto, perché il sonno della ragione genera mostri, e non solo. Se è la nostra parte umana ed empatica a mettersi a dormire, emergono davvero mostri orrendi, come abbiamo già sperimentato brutalmente. Persino nel nostro piccolo mondo di lavoro, famiglia, amici quotidiani: se smettiamo di sentirci uniti dall'umanità, ci trasformiamo in abominii.

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