giovedì 12 marzo 2015

Il Profumo – La serenità del lato oscuro

Quando ne sentii parlare la prima volta, la collega che lo nominò disse che era senza dubbio il suo libro della vita, quello che avrebbe portato via durante l'incendio di casa sua, se fosse capitato. Naturalmente, questo accese una curiosità non indifferente, che poté essere soddisfatta solo diversi anni più tardi, quando Marzia lo lesse e me lo passò. Potete leggere qui i suoi pensieri; io non mi dilungherò molto, ma non posso fare a meno di esprimere i sommovimenti causati da questo libro. E' senza dubbio una di quelle opere che non lascia minimamente indifferenti. O lo odii, o lo ami, profondamente in entrambi i casi. Per me è stato un mix di entrambi i sentimenti, tanto per non smentirmi mai. Non sono proprio capace di sentire una sola sfumatura di sentimento e di emozione: se c'è amore, c'è sempre una tinta di odio, e viceversa. Ho adorato l'ambientazione fisica, la Francia del diciottesimo secolo, ricreata con molti dettagli nei locali squallidi della banlieu parigina, nei negozi e nei laboratori di profumiere, nei paesaggi delle campagne e delle città attraversate dal protagonista. Ho adorato la caratterizzazione scientifica, quasi da Balzac, dei personaggi. Ogni aspetto del loro carattere viene esposto, sviscerato, commentato con la giusta dose di parole: non una di più, non una di meno. Grenouille, l'infernale protagonista, è seguito passo passo nella sua vita, dalla nascita squallida e sporca, quasi impedita e soffocata, fino alla crescita senza sentimenti o passioni tranne quella prepotente e ossessionante per gli odori di tutte le forme di vita, mobili e immobili. E' irritante Grenouille. Non sappiamo perché, però. Il suo aspetto è dimesso, comune, senza nulla che attiri lo sguardo o spinga ad una seconda occhiata. Qualcosa in lui, però, aggancia i sentimenti meno nobili, almeno del lettore. Alcuni dei suoi coprotagonisti nemmeno si ricordano il suo nome, quando volgono lo sguardo lontano, ma tutti subiscono danni o perdite ingenti, quando Grenouille si allontana da loro, come se fosse una specie di demone custode, con una bizzarra missione di protezione. Ed è forse la definizione che si addice meglio ad un personaggio inquietante come questo, nato nello squallore, nel gelo dei sentimenti, respinto da tutti, ma animato da ideali superiori: "Del tutto calmo, Grenouille stava seduto sulla panca del duomo di Saint-Pierre e sorrideva. Non era in uno stato d'animo euforico, quando aveva concepito il progetto di dominare gli uomini. Non vi era alcun guizzo di follia nei suoi occhi, e non una smorfia insensata deformava il suo viso. Non era fuori di sé. Era così limpido e sereno di spirito che si chiese perché poi voleva farlo. E si disse che lo voleva perché era malvagio fino alle midolla. E questo lo fece sorridere, ed era molto contento. Aveva un'aria del tutto innocente, come una persona qualsiasi che è felice." (Il profumo, Patrick Sueskind, pag.161) Vi pare un ometto semplice, con cui andare d'accordo? Un essere umano solo d'aspetto, dotato di un talento straordinario per riconoscere e sentire gli odori e creare profumi paradisiaci, che non ha nessuna empatia, e nessuna spinta a mettere il proprio dono a servizio dei suoi confratelli e che, al contrario, pensa a dominarli per pura malvagità. Una malvagità gelida priva di autocompiacimento, che lo porta a uccidere senza rimorsi, dubbi, ripensamenti. E' solo il suo obiettivo, quello che conta, celato nella creazione del profumo per eccellenza. Se siete lettori che amate i personaggi “tinti”, quelli contaminati (buoni con venature perfide più o meno pronunciate, cattivi con inaspettati risvolti umani), le ricreazioni storiche,  gli scossoni imprevisti nelle trame e nei finali, e lo stile ricercato ma semplice, ecco il vostro libro. Di sicuro, non si lascerà accantonare tanto facilmente. Io sto già pensando al momento in cui potrò rileggerlo...
LoreGasp

2 commenti:

  1. ...appunto: ambivalenza.
    Odiavo quell'essere privo di essenza dal nome gracidante, ma nel frattempo mi affascinava la sua potenzialità.
    Un paradosso.

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    1. Vero. Devo dire che molto spesso, recentemente, ho incontrato persone che hanno questa ambivalenza: un grande talento, e un abisso di oscurità nell'anima. Ed è difficile lasciarli da parte e bollarli come "cattivi".

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