lunedì 28 marzo 2016

Le Perle di Loredana#11 - Maria Orsini Natale - Francesca e Nunziata

Dopo il dolore tra le spine della settimana scorsa, l’ostrica di questa sera, per WeekendOut, ha rilasciato una perla dolce e complessa, facendoci ritornare di nuovo sul litorale campano, dopo averci portato in Argentina. 

Parliamo di Francesca e Nunziata, romanzo d’esordio di Maria Orsini Natale, ambientato tra Amalfi e Napoli, nello spazio di circa un secolo, tra la fine del XIX secolo, e il 1940. E’ il grande arazzo della vita di una famiglia di pastai, di Zì Peppe della cascata, ad Amalfi, il cui capostipite è un uomo appassionato del suo lavoro, che per lui è un’arte, quella di creare la pasta.

Il libro si apre con la nascita di Francesca, il 6 gennaio 1849, una delle prime nipoti del pastaio. Si comprende subito che il romanzo, per quanto narrato in terza persona, viene visto tramite gli occhi e lo spirito di questa bambina, che seguiamo mentre diventa donna. Arriva in un famiglia a forte maggioranza femminile; il pastaio ha moglie e sette figlie, tra cui la madre di Francesca, che ancora non è sposata: il fidanzato padre è Salvatore, un marinaio sempre in navigazione, ma senza la proverbiale superficialità della categoria. Torna sempre dalla sua donna, la madre di Francesca, e quando lo giudica opportuno, chiude con le malie del mare per affondare le radici nel luogo dove si crea la pasta molto apprezzata di Zì Peppe, per aiutarlo ad espandere la sua attività.

I maccheroni e i vermicelli di Zì Peppe sono molto apprezzati, arrivano alle alte sfere del Regno di Napoli, persino sulla tavola di Re Ferdinando. Arrivano proposte interessanti di accordi e di collaborazioni da parte di alti ufficiali, che aiutano il pastaio a trasferirsi da Amalfi a Napoli per ingrandire la sua bottega; in questo modo, aumentano i clienti, i traffici, il denaro. Francesca spicca subito nella schiera di donne che attorniano il pastaio, che nel libro è sempre chiamato il nonno e raramente per nome, perché è quella che coglie la sua sensibilità e il suo amore per quell’alimento così semplice e nutriente come la pasta. Nonno e nipote sono come Santa Lucia e Sant’Aniello, negli scherzi del parentado.

Il tempo passa, cambia tutta la situazione economica e politica della futura nazionale italiana, e così crescono le fortune della famiglia di pastai, che con Francesca e sua figlia Nunziata, s’intrecciano alla stessa storia italiana, in un crescendo anche di colpi di scena e cambiamenti.

Non è il solito libro sulla storia di una dinastia famigliare, che dalla sua semplice attività artigiana riesce a costruire un impero, tramite alleanze, matrimoni, azioni più o meno azzardate, vincenti o coraggiose. È un libro d’amore. E non è un libro “maschile”. All’inizio, la presenza di questo nonno è prepotente, oscura tutto il resto. E’ circondato di donne, ma è lui che agisce, decide, crea, lotta. Piano piano, impercettibilmente, quasi, la sua presenza viene rimpiazzata da quella altrettanto splendente e totalizzante, della sua nipote preferita, Francesca.

Assistiamo allo splendore del pastificio “Francesca Montorsi e Figli”, curato e costruito dalla grande sensibilità della matriarca per le condizioni migliori per fare la pasta. Il suo nome risuona dappertutto, tutti conoscono la sua figura statuaria, il suo rigore e la sua competenza, i suoi cappelli all’ultima moda, il suo gusto. Presto, allo stesso modo di soppiatto, arriveremo a conoscere Nunziata, figlia adottiva entrata nella famiglia per un ex voto, una promessa alla divinità.

Nunziata non è uscita dal corpo di Francesca, ma ne è l’esatta replica, nel rigore da lavoratrice instancabile, nella competenza seppur priva di magia della madre nel fare la pasta, nell’amore verso gli uomini meno indicati, e nel riparare ai torti, aspettando pazienti l’occasione giusta, spesso per anni lunghi e vuoti.

Dicevo che si tratta di un libro d’amore. Amore per la pasta, che nelle mani di un uomo innamorato diventa arte pura, dolce, vita pulsante. E’ innamorato di acqua e farina, che combina per fare i suoi maccheroni irresistibili, innamorato di sua moglie e della sua famiglia tutta, innamorato delle cose fatte bene, per l’amore di farle bene. Non è nemmeno un amore che si esprime facilmente, il carattere del pastaio è forte, impetuoso, prende fuoco facilmente. Lo stile stesso della scrittrice è tutt’altro che facile: usa spesso termini aulici, le sue metafore sono ardite, ma s’impastano, è il caso di dirlo, con la forza espressiva impetuosa del dialetto.

E’ l’amore di Francesca e Nunziata, per i loro uomini, sempre diversi passi indietro rispetto a loro, per quanto la società voglia il contrario. E’ l’amore di due donne per un lavoro per cui sono nate, hanno fiuto, accoglienza e competenza, e che riescono a mantenere alto, nonostante il progresso delle macchine che avanzano, scelte politiche contrarie, scelte personali azzardate e talvolta sbagliate.
Sono donne di successo, grazie al fatto di essere donne e di essere rimaste tali, senza copiare o scimmiottare gli uomini, che qui sono in grado di fare poco, a parte qualcuno che mette il proprio ingegno al servizio del bene comune.

Il mio consiglio? Leggete questo libro se volete sentire il linguaggio dell’Amore. Lo sentirete ciascuno in modo diverso. Fate attenzione, però. Questo non è un libro che si lascia riporre sullo scaffale senza farsi sentire e desiderare. Diversi giorni dopo averlo finito, mi riecheggia ancora in testa il ricordo della parlata forte e accorata di Francesca, e i brevi discorsi dolci di Nunziata che, con la sua arrendevolezza e il suo silenzio, riesce a smuovere plotoni di persone, fin troppo pronte a seguirla e ad assecondarla.


Quando lo avrete finito, tenete uno spazio per rileggerlo, anche solo qualche piccolo brano per volta. Vi aiuterà a non sentirvi più tanto soli.

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