giovedì 31 marzo 2016

Leggere ... volare ... vivere!#15 - Fai bei sogni...e una novità!

Novità all’interno della rubrica Leggere, volare, vivere…SimoCoppero ha chiamato un’aiutante per smaltire la sua pila di libri in formazione continua, per cui, a partire da oggi, vedrete ogni tanto il nome di Romione, giovane e volenterosissima lettrice, che leggerà e scriverà le sue recensioni qui, in questo spazio.

Diamole un grandissimo benvenuto, con la sua prima opinione su Fai bei sogni, di Massimo Gramellini!

Romione

Fai bei sogni, Massimo Gramellini.

"Molto più importante di quello che sappiamo o non sappiamo è quello che non vogliamo sapere". Si apre con questa frase di Eric Hoffer il romanzo autobiografico in cui Massimo Gramellini racconta il suo percorso interiore verso l'accettazione della convivenza con un dolore permanente legato alla scomparsa della madre sopraggiunta quando lui aveva 9 anni. 

Fino al XXX capitolo di questo libro, l'autore decide di intrattenerci con un lungo flashback che parte dalla notte in cui sua madre perde la vita per quello che gli fanno pensare fosse, inizialmente, un infarto. La frase con cui si decide di iniziare il romanzo può essere vista come un "consiglio" per quanto riguarda la chiave di lettura da adottare, ma anche come un chiaro richiamo che può essere compreso fino in fondo solo giunti al termine della narrazione ma, sopratutto, dopo aver metabolizzato completamente tutti i sentimenti che l'autore riesce a trasmettere in maniera quasi disarmante al lettore. 

Durante la descrizione di quella che si può definire l'infanzia (incompleta?) del protagonista, si può constatare come la ricerca di una figura con la tipica sensibilità e di fondamentale spicco come quella femminile sia al centro dei pensieri del nostro Max che fatica a spiegarsi come poter sopravvivere a una tale mancanza in un'età così delicata. Secondo quanto ho appreso dal mio punto di vista, però, il significato più profondo del libro si coglie inevitabilmente negli ultimi capitoli dove l'ormai già affermato giornalista arriva alla conclusione che porta a capire e comprendere anche la frase inizialmente citata. La vita è da assecondare, da prendere così com'è, siamo noi che decidiamo come conviverci dato che lei, di decisioni, non può prenderne visto il suo più totale affidamento al destino. Deve essere vista come un viaggio di formazione, che ci vuole completamente vivi.

E per essere completamente vivi bisogna saper accettare e, innanzi tutto, ricercare la verità che ci rivela alla realtà in tutte le nostre più sfaccettate emozioni che ci permettono di trascorrere la vita al massimo delle nostre possibilità. L'uomo, l'essere umano, l'ανθρωπος alla greca, per intenderci, teme di diventarlo, teme di vivere al massimo e di rivelarsi nelle sue fragilità o nelle sue potenzialità per paura di diventare quello che dobbiamo essere per vivere e non sopravvivere. Oltre alla "paura di vivere", l'uomo è bloccato sul nascere anche da quello che nel libro viene chiamato Belfagor, il nostro mostro interiore che si alimenta delle nostre paure e che ci tiene incatenati alla terra ma, sopratutto, alla realtà.

Conclusione, un libro che si può definire potente, che ti strappa il cuore, te lo aggiusta fino a rianimartelo al massimo delle sue possibilità e che, dal mio punto di vista, inizia a farti scoprire tutte quelle fragilità che, per una della prime volte, mi hanno fatto sentire completamente viva.


"Fai bei sogni. Anzi, fateli insieme. Insieme valgono di più".

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