mercoledì 19 febbraio 2014

Le grotte nelle montagne - Mary Stewart

Continua la voce di Marzia a raccontarci il secondo volume della trilogia dedicata a Merlino.

Potevo resistere al richiamo di Merlino? No, anche se è maschilista come lo ricordavo; dice a Morgause, desiderosa di “imparare la magia”, qualcosa come: <<è una cosa da uomini, una donna non può portare un peso simile>>. A Merli’, ti voglio bene ed hai ragione a non volere tra i piedi una serpe del genere, ma vorrei darti un calcione!
Ho tirato giù gli altri libri. La materia di cui sono fatti i sogni, già. Ed il mio sogno continua, anche se inizia con le tinte fosche e minacciose dell’incubo.
Un mistico cristiano parlò de “la notte oscura dell’anima”: un uomo di Dio all’improvviso non percepisce più la sua presenza. Credo ogni comune mortale sperimenti questa sensazione, quale che sia la religiosità. Fa parte del nostro essere: siamo sospesi tra il tutto ed il nulla nelle difficoltà della vita e della storia.
Merlino, uomo di Dio, è solo e si sente abbandonato nelle tenebre. Non ci sono più sogni, fiammate, né visioni, né rombi di tuono o sussurri gentili nella brezza.
Il vuoto.
Dubbi e tormenti lo molestano finché non sistema il piccolo Artù al sicuro, presso la sua vecchia balia.
<<Perché hai quell’aria, Merlino? Ti ho visto quella stessa espressione poco fa. Che cos’è?>>
<<Non lo so…>> Parlai lentamente, gli occhi fissi sull’ultimo scintillio del fuoco. <<Ho fatto quello che ho fatto perché Dio – qualunque dio egli sia – mi ha spinto a farlo. All’improvviso mi ha detto che il figlio che Uther avrebbe generato da Ygraine quella notte sarebbe stato il re di tutta la Britannia, sarebbe stato grande e forte(…). Non ho fatto niente per mia volontà, ma solo per questo, che la Britannia non precipitasse di nuovo nelle tenebre. Mi è venuto così, dal silenzio e dal fuoco, e come una certezza. Poi non ho più visto niente e non ho più udito niente>>.
La magia cresce come il grano sotto la coperta di neve. Il sogno cresce, nonostante il divino silenzio. Anzi, quel silenzio a volte può diventare un altro dono: ammettiamolo, Dio può essere un po’ ingombrante! Lo stesso mago cresce.
Nel momento in cui Merlino è “solo” un uomo, può dedicarsi a se stesso. Viaggia in Oriente, conosce altri popoli, altre culture.
Il dono torna e può seguire a distanza il futuro re, mentre si dedica alla ricerca della mitica spada da collocare al posto giusto per il momento opportuno. E poi in incognito si avvicina ad Artù, per prepararlo al futuro luminoso, ma gravoso, che lo attende.
Provo una tenerezza immensa per questo Merlino: vede così lontano, ma gli sfuggono le piccole cose che ha sotto gli occhi; pur avendo vissuto sulla sua pelle l’esperienza di un bambino senza padre, non ricorda che un ragazzino ignaro vede un possibile genitore in un nobile straniero, un valoroso soldato di passaggio o perfino uno studioso musicista e cantastorie…
Era come se non riuscisse a vedermi bene o come se mi stesse vedendo per la prima volta e non riuscisse a mettermi a fuoco. Era uno sguardo sconfortante, e io non mi lascio sconfortare facilmente.
<<Credevo che tu fossi mio padre>>.
Era come affrontare la spada di un avversario e scoprire che spada e nemico sono semplici illusioni, ma nello stesso tempo accorgersi che il terreno su cui uno si trova è solo un’infida palude.
(…) Come tutti i bambini – come avevo fatto io – aveva detto poco ma aveva aspettato, ponendosi continue domande.
Artù doveva sapere. Andai subito al sodo e gli dissi la semplice verità. (…)<<Tutto ciò che ti ho insegnato o detto è sintetizzato in te, proprio in te>>.
Alla fine mi fermai e bevvi un sorso di vino. Egli fu pronto ad alzarsi e, prendendo la caraffa, me ne versò dell’altro nel calice. Quando lo ringraziai, si chinò e mi baciò.
<<Tu>> disse piano <<tu, fin dall’inizio. Sono tuo quanto del re>>.
Allo stesso modo, non vede l’adolescente Artù, “carico” dopo la vittoria della battaglia al fianco del re, pronto per la trappola di Morgause. Potrà soltanto farne tesoro.
Dissi, calmo: <<Artù. Sta’ fermo, adesso, e ascolta. Ti ho detto che quello che è fatto, è fatto, e che gli uomini devono imparare ad accettare le conseguenze delle loro azioni. Adesso ascoltami. Un giorno, presto, sarai il Sommo Re, e come sai, io sono il profeta del re. Perciò stai a sentire la prima profezia che io faccio per te. Quello che hai fatto, l’hai fatto in innocenza. (…) Ogni uomo ha in sé il seme della propria morte e tu non sarai più che uomo. Avrai ogni cosa, ma non puoi avere di più; e a ogni vita deve esserci un termine. Quello che è accaduto stanotte è che tu stesso hai stabilito quel termine. Che cosa potrebbe volere di più un uomo, che determinare la propria morte? Ogni vita contiene una morte, come ogni luce un’ombra. Accontentati di stare alla luce e lascia che l’ombra cada dove vorrà>>.
Ed un piccola rivincita con Morgause, infuriata per essere stata allontanata.
<<Tu non sei niente, Merlino, non sei niente, e alla fine sarai solo un’ombra ed un nome>>.

Mi fece sorridere. <<Pensi di spaventarmi? Vedo più lontano di te, credo, e non sono niente, sì; sono aria e tenebre, una parola e una promessa. (…)Il mio nome sarà solo una parola per canzoni dimenticate ed una logora saggezza; il tuo nome, Morgause, sarà solo un sibilo nelle tenebre>>.

3 commenti:

  1. ehm...
    quanto tempo ho per leggere il terzo libro?
    non mi aspettavo di trovarmi già qua!

    seriamente: dovresti rileggerlo, Loredana.
    E' come ritrovare un vecchio amico...

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    Risposte
    1. Tutto il tempo che vuoi! :-)

      Avevo pensato a parlare della trilogia, insieme ai libri di Marion Zimmer Bradley, perché tra le ossessioni del blog mancava quella per il ciclo arturiano. Penso che dovrò rimandare ancora un po' l'incontro...

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