sabato 8 febbraio 2014

Bonus libri? Oh, che battuta divertente, sei grande! Hai mai pensato di presentarti a Zelig?

Non c'è bisogno di chiamare l'ambulanza per farmi portar via. E' solo il primo commento a caldo che mi sono rivolta nel momento in cui ho letto un articolo giratomi da Simona sulla reale portata del cosiddetto bonus libri. Alla fine dell'anno scorso, l'immarcescibile governo Letta esce fuori con questo provvedimento fantascientifico secondo cui i lettori possono aver diritto a detrazioni fiscali sugli acquisti di libri, custodendo con cura gli scontrini. Credo come moltissimi in questo Paese, sono rimasta stupita di fronte a questa alzata d'ingegno, a prima vista volta a dare una mano alla lettura e a chi ne fruisce, e non, come al solito, a rimpinguare tasche già abbastanza gonfie di sicofanti politici e relativa corte di amici, parenti, amanti. Ehi, ma forse forse...cambiamo qualcosa sul serio? Via con le grasse risate, quelle pre-registrate dei telefilm americani. Ma sono talmente rimbecillita da essermi completamente dimenticata in quale Repubblica delle Banane Marce sto espiando la mia esistenza? Ma sul serio, alla mia età, credo ancora alle favole? Pare che la Commissione Finanze governativa abbia corretto il tiro. Il bonus libri non è rivolto ai lettori, ma ai librai. Per chi volesse approfondire, ecco il link di Repubblica. Ora, passata la delusione, rifletto che in ogni caso questo bonus può portare del bene, perché i librai e le librerie stanno patendo moltissimo degli effetti della crisi, che li costringe a chiudere in tutto il territorio nazionale. Ed è un evento tristissimo, sempre e comunque, e i lettori ne risentono particolarmente. Tuttavia, non sembra che la correzione del tiro faccia fare i salti di gioia nemmeno ai nuovi beneficiati, per una serie di motivi che sono spiegati splendidamente da un'addetta ai lavori nell'articolo relativo su Diario di Pensieri Persi. Vi invito a leggere entrambi gli articoli, con un'attenzione particolare a quello su Diario di Pensieri Persi, perché è davvero esplicativo. Se ci penso bene, la delusione rimane. Se da una parte posso essere contenta che i librai vengano aiutati a rimanere vivi e attivi in commercio, dall'altra sono piuttosto disgustata dall'ennesima prova di incompetenza e pressapochismo fornita da chi dovrebbe amministrare e governare il Paese. Sono d'accordo che gli errori capitano, ma questo balletto di bonus-sì-bonus-no, scusate-stavamo-scherzando, abbiamo-detto-Toma-ma-intendevamo-Roma non è il primo della serie e non dovrebbe proprio verificarsi in un ambito così delicato come le vite lavorative altrui. Pare sempre la stessa storia, trita e ritrita e dolorosa: finché si tratta di posteriori altrui, di cosa mai dovremmo preoccuparci? Mi sembra che il vero leit-motiv che spinge le azioni di chi abita con incompetenza e menefreghismo la stanza dei bottoni sia solo quello.

4 commenti:

  1. Al di là del "bonus sì-bonus no", quello che mi infastidisce è l'abitudine sempre più diffusa a mettere in circolazione informazioni e dichiarazioni che non trovano seguito o che vengono puntualmente smentite e riviste dopo che hanno agitato i potenziali interessati. La classe dirigente italiana, oltre a non saper definire e attuare i provvedimenti, non si sa nemmeno comunicare, e allora via con le sparate, con le notizie sensazionali, con le promesse. Di qualsivoglia forma dovesse essere questo provvedimento (così come tanti altri nei settori più disparati), il problema è, principalmente, che non si dovrebbe parlare se non si ha coscienza di ciò che si dice.

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    1. Hai espresso chiaramente e con grande decisione quello che penso anch'io. La delusione nasce anche dal continuo smentire le sparate fatte per attirare/distogliere l'attenzione.

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  2. Sarò pessimista, ma non ho mai creduto molto a quel fantomatico sconto. Ho continuamente la prova di cosa sia l’Italia nel campo della sanità…vuoi che la cultura veicolata dal commercio vada meglio?
    È una domanda retorica: ho rinnovato la tessera della biblioteca.

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    1. In effetti, non ci sono motivazioni valide per ritenere che in Italia qualcosa venga fatto a favore di qualcuno che non appartenga ad una corporazione, ad una casta di interessi, oltre a quella politica. O che sia fatta per il bene comune, e non solo dei potenti da ungere, foraggiare e tenere buoni perché altrimenti si perde la "stecca" o la "protezione".
      Credo che sarà l'ultima volta in cui crederò alle favole, ormai mi sono abbondantemente stufata.
      L'unica cosa buona di questa vicenda è che se vengono aiutati i librai, come potrebbe essere sul serio, le librerie non verranno chiuse. Staremo a vedere.

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