domenica 23 febbraio 2014

L'ultimo incantesimo - Mary Stewart

Confesso: ho preso il terzo libro con un vago senso di nausea. Non ricordavo bene i dettagli e temevo di ritrovarmi anche Lancillotto fra i piedi.
Ho sempre odiato il tizio e tutte le manfrine da “amor cortese” a cui lo collego.
Mirabilia: Lancillotto non c’è! Sì, va be’, Artù è cornuto e contento anche qua, ma sua maestà è felice: l’amico d’infanzia consola l’adorata moglie, mentre è in “altre faccende affaccendato”… chi sono io per intromettermi? E poi a me interessa Merlino, che ha appena incoronato Artù.
<<Questa non è una profezia.>>
<<Te ne dispiace, Merlino?>>
Era il re che me lo chiedeva, un uomo saggio quanto me; un uomo che sapeva guardare oltre i problemi che lo assediavano e indovinare che cosa potesse significare per me aggirarmi nell’aria morta laddove il mondo era stato un tempo un giardino colmo del dio.
Riflettei un poco prima di rispondergli. <<Non ne sono sicuro. Ci sono stati tempi come questo prima d’ora, tempi passivi, il riflusso della marea; ma mai quando ci trovavamo ancora prima di grandi avvenimenti. Non sono abituato a sentirmi impotente e riconosco che non può piacermi. Ma se una cosa ho imparato negli anni in cui il dio è stato con me, è di fidare in lui. Adesso sono abbastanza vecchio per camminare tranquillamente, e quando ti guardo so di esser stato esaudito. Me ne starò in cima ai monti e ti guarderò compiere l’opera per me. È questa la ricompensa della vecchiaia.>>
<<Vecchiaia? Parli come fossi canuto! Quanti anni hai?>>
<<Sono abbastanza vecchio. Quasi quaranta.>> (scusate, ma qua Amanita Marzia si sveglia: io sono ultra “quarampana”…a Merli’, aripijate, eh!)
<<Ma allora, per amor di Dio?...>> (appunto! E non mi citate il famoso “nel mezzo del cammin di nostra vita” e relativo salmo a cui s’ispira.)
Così, ridendo, superammo quel momento critico.
Avevo dimenticato parecchi particolari, ma l’essenziale è rimasto impresso nell’anima e viaggia con me. Questo Merlino non è “solo” un grande mago. È un grande uomo.
Per la prima volta, dai giorni lontani in cui, seduto ai piedi del maestro, avevo imparato l’arte della magia, avevo visto qualcuno che avrebbe potuto degnamente imparare da me. Non come avevano desiderato imparare altri, per conquistare il potere o perché lo trovavano stimolante, non per portare avanti qualche inimicizia o soddisfare qualche personale avidità; ma perché aveva visto, oscuramente con gli occhi di un bambino, che gli dei si spostano con i venti, parlano con il mare e dormono con le erbe profumate, e che Dio è il compendio di tutto quello che si trova sulla superficie della bellissima terra. La magia è la porta attraverso la quale a volte può passare il mortale per trovare l’accesso a quell’altro mondo. Io avrei potuto aprirgli quella porta e lasciargliene la chiave.
Un uomo consapevole di un dono. Ed il dono non è una proprietà privata. Forse per questo amo la versione della Stewart: Niniane, Nimuë o la Dama, non è un’ambiziosa strega che raggira il vecchio mago, ma l’erede scelta ed amata.
<<Prendila così: quando la mia vita finirà, la tua deve cominciare. Andremo alla grotta, ma alla fine del nostro viaggio. Prima di arrivare lì avremo viaggiato in lungo e in largo, avremo visto molti luoghi e molte cose. Voglio che tu veda i luoghi dove ho trascorso la vita e veda le cose che ho visto. te le ho raccontate per quanto potevo; adesso devi vedere tutto ciò che sarò in grado di mostrarti. Capisci?>>
<<Credo di sì. Vuoi darmi la sintesi della tua vita, sulla quale costruire la mia.>>
<<Proprio questo.>>
Un Merlino così non muore. In alcune zone a Sud Ovest della Gran Bretagna si tramanda che il mago si sia “semplicemente” dissolto: torna ad essere parte degli elementi.
Un alito notturno, come un sospiro, è scivolato in mezzo agli alberi festonati di brina. Nella sua scia, flebilmente, non come un suono ma come l’ombra di un suono, è giunto dall’aria un sommesso, dolce riecheggiare. Ho alzato la testa, ricordando ancora una volta il bambino che, di notte, era stato in ascolto tentando di sentire la musica dei corpi celesti, ma senza mai riuscirci. Adesso eccola, tutt’intorno a me, una musica dolce, incorporea, come se la montagna stessa fosse un’arpa per la brezza.
E qua ho pianto senza vergogna. La “Liturgia delle Ore” della chiesa cattolica chiude la giornata dei religiosi con Compieta: l’ultima preghiera, prima del Grande Silenzio, è il Nunc Dimittis (“Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola…” Luca 2,29ss). Così nella parte finale de l’Ultimo Incantesimo Merlino racconta:
Il dio, che era Dio, in effetti aveva congedato il suo servo e lasciava che se ne andasse in pace.
Ci sono sogni che svaniscono all’alba.

Altri sogni diventano leggenda.

Marzia

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